italian language school
study italian abroadDANTE ALIGHIERI
"Non siate come penna ad ogne vento, e non crediate ch'ogne acqua vi lavi"Ufficio ricerca scientifica
Pillole grammaticali, Formazione insegnanti, Glottodidattica
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L'errore
Oggi vi voglio parlare dell’errore, che tanto preoccupa studenti
e insegnanti e che viene spesso considerato totalmente negativo
e assolutamente da evitare.
Il mio intervento è rivolto sia agli insegnanti, che spesso vivono l’errore commesso dallo studente come un fallimento personale e professionale, sia agli studenti, che sovente non si mettono in gioco perché hanno paura di sbagliare.
Ebbene, dobbiamo partire dal presupposto che l’errore fa parte del processo di apprendimento linguistico, nella stessa misura in cui ne fanno parte i verbi o le preposizioni, quindi non va demonizzato ma analizzato, per cercare di comprenderne la natura.
Bisogna infatti distinguere tra errore – dipendente da mancata conoscenza da parte dello studente – e sbaglio – fatto momentaneo dovuto a distrazione, stress e così via, che lo studente e in grado di individuare ed eventualmente autocorreggere.
Risulta evidente che un percorso di stimolo all’autocorrezione può essere seguito per lo sbaglio e non per l’errore, ma il problema che si pone riguarda chi deve correggere, quando e come.Intanto dobbiamo distinguere tra attività che hanno come obiettivo la fluenza e attività che promuovono l’accuratezza formale. Nel primo caso l’insegnante non correggerà o comunque non lo farà immediatamente, perché l’obiettivo è appunto la fluenza e lo sviluppo della competenza pragmatica.
Nel secondo caso, attraverso opportune tecniche, cercherà di stimolare nello studente l’autocorrezione nel momento in cui l’errore viene commesso.
Ho cercato di semplificare un discorso che in realtà è ben più complesso, ma spero che queste poche righe possano incoraggiare gli studenti a mettersi in gioco e soprattutto a non pretendere la correzione degli errori da parte dell’insegnante, che sa benissimo quando e come farlo e, allo stesso tempo, siano di aiuto a quegli insegnanti ossessionati dalla correttezza delle performance dei loro studenti.
Il mio intervento è rivolto sia agli insegnanti, che spesso vivono l’errore commesso dallo studente come un fallimento personale e professionale, sia agli studenti, che sovente non si mettono in gioco perché hanno paura di sbagliare.
Ebbene, dobbiamo partire dal presupposto che l’errore fa parte del processo di apprendimento linguistico, nella stessa misura in cui ne fanno parte i verbi o le preposizioni, quindi non va demonizzato ma analizzato, per cercare di comprenderne la natura.
Bisogna infatti distinguere tra errore – dipendente da mancata conoscenza da parte dello studente – e sbaglio – fatto momentaneo dovuto a distrazione, stress e così via, che lo studente e in grado di individuare ed eventualmente autocorreggere.
Risulta evidente che un percorso di stimolo all’autocorrezione può essere seguito per lo sbaglio e non per l’errore, ma il problema che si pone riguarda chi deve correggere, quando e come.Intanto dobbiamo distinguere tra attività che hanno come obiettivo la fluenza e attività che promuovono l’accuratezza formale. Nel primo caso l’insegnante non correggerà o comunque non lo farà immediatamente, perché l’obiettivo è appunto la fluenza e lo sviluppo della competenza pragmatica.
Nel secondo caso, attraverso opportune tecniche, cercherà di stimolare nello studente l’autocorrezione nel momento in cui l’errore viene commesso.
Ho cercato di semplificare un discorso che in realtà è ben più complesso, ma spero che queste poche righe possano incoraggiare gli studenti a mettersi in gioco e soprattutto a non pretendere la correzione degli errori da parte dell’insegnante, che sa benissimo quando e come farlo e, allo stesso tempo, siano di aiuto a quegli insegnanti ossessionati dalla correttezza delle performance dei loro studenti.
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